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25 octobre

Come un Pasolini che parla ai sordi

 
Ricordate la televisione anni 80-90?
Quei cartoni giapponesi dalle sigle snervanti?
100.000 robots, diversi solo nel nome, che avevan tutti l’incombenza di salvar il mondo in ogni puntata.
Sampei! Un cartone sulla pesca!!!! Ce n’eran a fiotti. Animoticon
Vi so parlare del 90% delle puntate dei Simpson (per chi non lo sapesse, vanno in onda da quando ero all’asilo, se non prima) ma anche dei varietà e i vari tormentoni non si dimenticano mai!
Certo, perché delle cagate ci ricordiam tutti!
Ma passiamo all’attualità.
Beccate un gruppo di vecchiette sedute al bar e chiedete loro della strage di Fallujah…….ma se avete paura dei silenzi imbarazzanti, chiedete loro di Erba, di Cogne e vi esporranno per filo e per segno fatti, cose, persone e parleranno di indagini, accuse e pene neanche fossimo al foro.
Questo perché?
Perché siamo tutti messaggeri del verbo televisivo, una massa amorfa che riecheggia i media,  pronti a diffondere la parola divina pronunciataci sul Sinai dei nostri carrellini TV e dei nostri amati divani, non sforzandoci neanche ad un accenno di interpretazione personale perché “non è necessario”; cosa c’è di più vero ed attendibile di quel che legge da un copione, scritto da “chissà chi”, un’anonima figura che entra di continuo ed abusivamente in casa nostra?
E’ proprio quest’ “abilità” unica ed innata di saper ripetere in tempo reale ciò che la TV dice, che ci porta a trascurare temi che ci hanno toccato e ci toccano da vicino, quelli da cui i media strumentalizzati (ovvero quasi tutti) vogliono distogliere la nostra attenzione.
Un paese non ha futuro se non ha memoria” e, purtroppo, gli italiani hanno il vizio di dimenticare il passato e fan finta di nulla dinnanzi ad argomenti che dovrebbero inquietarli.
Non voglio affrontare temi complicati e remoti, non voglio parlare dell’Unità d’Italia, delle guerre Mondiali e di quando e come, purtroppo, è nata la “nostra” amata Repubblica, ma voglio affrontare un argomento recente e di cui tutti hanno sentito almeno accennare, anche solo in TV.
Son passati sei anni e più, circa 75 mesi di bugie e manovre per nascondere la verità circa il G8.
Scommetto che buona parte di chi leggerà questa sigla, si cimenterà in rapide sentenze un po’ come “le vecchiette del bar”.
Ma chi sa veramente cosa è successo a Genova nel Luglio 2001?
Eppure ci sono immagini, filmati, processi ancora in atto, misteri coperti da quel segreto di stato che nel nostro paese ritroviamo ogni qualvolta vengano violati i diritti umani.
Il G8 2001 rappresenta una delle pagine più vergognose della nostra storia, uno di quei tanti episodi che ci dovrebbero far capire quanto sia riluttante la nostra democrazia e farci perdere anche la più minima forma di fiducia nei confronti delle istituzioni, poiché in una manifestazione pacifica si sono verificati episodi di repressione e anche di soppressione da parte di quelle forze che usiamo definire dell’ordine.
Probabilmente sarà stato per inaugurare i primi mesi del governo Berlusconi instaurando quell’ordine tanto decantato in campagna elettorale, o forse erano i residui di una linea dettata dall’uscente governo di centrosx (ricordiamo che quella che diventerà opposizione qualche mese prima attuò una repressione simile, ma taciuta dai media, a Napoli; può esser interpretata anche come manovra per gettar fango sull’ulivista al governo) oppure sarà stato un pò di questo ed un pò di quello...tanto per gradir un pò di DEMOCRAZIA DAI COLORI DIVERSI.
I ben informati sanno che in quell’occasione le centurie del governo hanno agito come su di un campo di battaglia, sia per i metodi, sia per le armi utilizzate. Infatti il capo della polizia, De Gennaro, fece scendere in piazza il suo blue-block, uomini che avevan già combattuto in Somalia ed a Sarajevo e che, abituati a sparare indistintamente su uomini, donne, vecchi e bambini, non avrebbero avuto problemi a reprimere e sopprimere una massa di “normalissimi civili”, armati di ideali, cartelloni, bandiere e muniti di protezioni improvvisate e molto approssimative.
Il blue-block creò ed affrontò, quindi, quel pericoloso fronte interno.
Appunto, creò....poiché i tanto decantati black-block, fautori dei disordini e delle aggressioni alle forze dell’ordine, molto, troppo spesso hanno stentato a mantenere una forma ben definita, perdendosi nella nebbia dell’ipocrisia e disgregandosi in un vortice di contraddizioni.
Uno degli esempi più lampanti degli assalti ingiustificati da parte dei carabinieri è quello attuato a danno del corteo delle tute bianche in Via Tolemaide.
Dalle registrazioni delle comunicazioni dei carabinieri con il comando portate al processo, non si evince alcun accenno all’intervento contro il corteo di Via Tolemaide, anzi, alla colonna dei carabinieri era stato ordinato di intervenire in un’altra zona e di evitare ogni contatto col corteo pacifico, ma così non fu.
I centurioni fecero di tutto per incontrare i manifestanti attardandosi nello spostamento, senza usufruire dei sottopassaggi e non rispondendo più al comando; si appostarono all’angolo con la via in questione ed attesero la folla in assetto da combattimento.
All’arrivo del corteo iniziò il lancio dei lacrimogeni (in una maniera del tutto inusuale, in modo che cadessero sulla testa dei manifestanti) e di lì i "rambo" diedero il via all’assalto indistinto dei civili e le numerose immagini, con aggiunte testimonianze e confessioni, riportano anche l’utilizzo di armi non in dotazione,
A seguito delle “numerose indagini” i PM riconoscono (per ora, poiché la fantasia ha i suoi limiti) l’estrema confusione delle forze dell’ordine che ha causato l’aggressione in piena regola contro semplici manifestanti, senza prendere neanche un black-block......considerando il fatto che loro stessi asseriscono della loro presenza.
Gli accusatori dei 25 manifestanti inquisiti come appartenenti al “blocco nero” sembrano trascurare i colpi di pistola immortalati nelle immagini, e si dicono scettici anche sul fatto che il blindato lanciato a tutto gas zig-zagando tra la folla volesse fare veramente male.
Indimenticabile è anche la vicenda dell’assalto alla scuola Diaz, concessa come dormitorio ai manifestanti, di cui la più recente e fantasiosa ricostruzione basa il “necessario intervento”  sulla presenza di pericolosi rifugiati, riconosciuti in precedenza da segnalazioni, del tutto nuove, di fantomatici spettatori che avevan assistito (dice oggi l’accusa) a numerosi atti di devastazione distribuiti, casualmente, lungo un percorso che portava “dritto dritto” all’istituto.
La prova schiacciante o “pezza d’appoggio” per meglio dire, è il ritrovamento di uno striscione realizzato dai manifestanti, arrestati in seguito perché ritenuti BLACK-BLOCK.
Ecco fatto...in Italia basta poco per formulare un’accusa, un pò come con le BR...
A rinforzare “l’adamitica foglia” è la scoperta di caschi e bandierine che (afferma sempre l’accusa) appartenevano ai celebri tamburini che accompagnavano le azioni dei neri…scene da Waterloo.
Il tutto va ad aggiungersi alla raccolta di novelle che anno dopo anno hanno permesso agli autori dei pestaggi e degli eccidi, avanzi di carriera e che mai hanno reso giustizia a tutti quei civili, nonchè ai genitori ed agli amici di Carlo e a tutte le vittime del G8...
vittime di uno stato di polizia, pronto a tutelare i potenti ed a sopprimere le masse.
 
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Non intendo stendere un’ulteriore cronaca del G8, ma desidero non solo riportare per un attimo le persone alla realtà,allontanandole dall’oblio delle risposte semplici che la TV e i media danno circa problemi gravi, ma anche distogliere la loro attenzione da quel mondo fittizio che gli stessi prospettano e inculcano loro.